VACANZE IN NAPOLI
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| Ad Amalfi, il chiostro del Paradiso e la costiera tutta con Positano, Maiori e Minori; a Caserta, la reggia ed il suo parco; a Capua, il duomo, la cattedrale del ‘500 e le vestigia romane, tra cui l’antico ponte sul Volturno; a Paestum, le sue rovine; a Ravello, la Villa Rufolo; a Salerno, il Duomo ed il campanile del XII° secolo. A Napoli: Castel Nuovo, il Duomo, S. Lorenzo Maggiore, il Museo Archeologico Nazionale, il Museo e la Galleria di Capodimonte, la Certosa ed il Museo nazionale di San Martino.
Ercolano e Pompei; il Vesuvio ed il suo panorama dal cratere, l’isola di Capri ed Ischia. Nella cucina campana convivono due anime opposte, quella d’impronta popolana, che riscatta le limitate risorse con l’estro dei poveri, e quella aristocratica, che si ritrova nelle tradizioni assorbite da quanti si sono succeduti nel dominio di Napoli: austriaci, francesi e indietro nel tempo, fino a romani e greci. Piatti di estrema semplicità, come la pizza, emblema stesso della città, che è l’esaltazione dei sapori giustapposti, e scenografiche elaborazioni come il “sartù”, che sono repertorio delle grandi occasioni.
In ogni pranzo protagonista è la pasta: la produzione locale, rinomata per materie prime e favore del clima, mette a disposizione dei cuochi un’ampia rassegna di formati, pensati per i condimenti più vari. Poi viene il mare, con i vermicelli alle vongole, i polpi affogati, le spigole all’acqua pazza, l’impepata di cozze, le zuppe e le fritture, ma anche il popolarissimo baccalà. Utilizzo decisamente più ridotto trova la carne, anche se una delle grandi istituzioni della cucina partenopea è propri il ragù, di pazientissima preparazione. Di grande rilievo, in chiusura, la tradizione dolciaria, che sforna leccornie come la pastiera, la sfogliatella, il babà o biscotti natalizi come i ‘susamielli’, gli ‘struffoli’, i ‘raffioli’ e i mostaccioli.
Da non dimenticare l’ottimo vino: il rosso ‘Taurasi’, erede di quel ‘Falerno? Ch efu sulle tavole della Roma imperiale, affiancato da compagni di antica nomea, il ‘Greco di Tufo’, il ‘Lacryma Christi’ e il ‘Fiano di Avellino’. |
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