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VACANZE IN PIACENZA

A Modena, il Duomo e la Galleria Estense; a Parma, il Duomo, il Battistero, gli affreschi del Correggio in San Giovanni Evangelista, la Galleria Nazionale e la Camera di San Paolo affrescata dal Correggio; a Piacenza, il gotico palazzo comunale, le statue equestri dei Farnese; a Bologna, San Petronio, la Pinacoteca Nazionale, San Domenico con l’arca del Santo, San Francesco e la Madonna di San Luca sul colle della Guardia; a Ferrara, la Cattedrale, il Palazzo Schifanoia con gli affreschi della sala dei mesi, i palazzi di Ludovico il Moro e dei Diamanti; a Ravenna, San Vitale, il Museo di Galla Placidia, la Cattedrale di Massimiano nel Museo Arcivescovile, S. Apollinare Nuovo, S. Apollinare in Classe; a Rimini, il Tempio Malatestiano e l’arco d’Augusto. Una menzione a parte, meritano la vicina Repubblica di San Marino, con le sue torri, tenacemente arroccate sul Monte Titano, e - per gli amanti della lirica, ma non solo - i luoghi verdini: Busseto, con il Teatro Verdi e il museo civico, ricco di cimeli dell’artista e Villa Verdi, che conserva ancora intatto l’appartamento del maestro, di cui si avverte ancora viva la presenza. La gastronomia della regione oscilla tra due opposte culture, quella emiliana, che scivola morbida e suadente sul filo conduttore del burro e di intingoli dai toni sfumati, e quella romagnola, più sanguigna, animata dalle avanguardie dei forti sapori del Centro Italia. La rassegna gastronomica che deriva dal passaggio dall’una all’altra è quanto mai varia; basti solo dire della pasta, bandiera regionale: se il baricentro è il tortellino, la cui paternità è contesa tra Bologna e Modena, con variazioni più o meno accentuate a Piacenza e Parma troviamo l’anolino, a Reggio Emilia il cappelletto, a Ferrara i tortelli di zucca, mentre scendendo in Romagna la pasta ripiena, rappresentata dagli agnolotti, cede spazio a garganelli, passatelli, strozzapreti o anche cappelletti ripieni però di solo formaggio. E anche rimanendo in Emilia, dov’è padrone il maiale, tante sono le peculiarità come la carne equina a Piacenza, il piccione a Parma, il coniglio a Modena. In montagna il discorso si arricchisce degli elementi che giungono d’oltre il crinale, con le usanze liguri che ritroviamo nell’alto piacentino, quelle fiorentine che discendono la valle del Parma e tutto l’Appennino Tosco-Emiliano, quelle del Montefeltro lungo il confine meridionale. Stesso discorso dicasi per la costa, dove il brodetto si alterna alle fritture di seppie e calamari e alle graticole di pesce, ma con diversi accenti a seconda che l’attenzione si sposti da Rovigo a Pesaro.
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