VACANZE IN LATINA
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| Roma è la capitale. Ma è la capitale non solo italiana, bensì è un simbolo in tutto il mondo di uno stile, di una storia, di millenni, che hanno segnato tante epoche. Ed inoltre e’ il centro della cristianità! Viterbo, di intatto aspetto medievale nel centro storico, le sue chiese e le sue fontane; a Tarquinia, la necropoli etrusca e il quartiere medievale; i forti spagnoli e la rocca di Port’Ercole; la zona dei castelli, Grotta ferrata con l’abbazia greco cattolica fondata nell’anno Mille, Rocca di Papa con il santuario del tufo, dal masso affrescato da Antoniazzo Romano, la torre e la cattedrale di Velletri, il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo; le vestigia romane di Palestrina, con i resti del Tempio della Fortuna; ad Anagni, la cattedrale romanica con l’adiacente museo e tesoro, il duecentesco palazzo Comunale e il palazzo di Bonifacio VIII; l’antica abbazia cistercense di Fossanova, meritano una visita la chiesa gotica e il chiostro con la sala capitolare. La cucina laziale e quella romanesca si contraddistinguono per essere composte di pochi elementi, semplici e spesso poveri. Si tratta di una gastronomia che rifugge dal complicato e ha una forte connotazione popolare, nonostante l’apporto fornito, nel passato, dai numerosi cuochi giunti nella capitale da ogni zona d’Italia. Un tempo lo strutto, ma anche guanciale, lardo e olio, erano i condimenti più di largo uso,mentre tra le spezie trovavano ampio spazio garofano, cannella e pepe, al pari di aglio, cipolla, basilico, rosmarino, prezzemolo, alloro, maggiorana, sedano, salvia e menta. In un panorama all’apparenza così ricco di ingredienti, la gastronomia laziale rimane sostanzialmente legata alla terra e trova nell’abbacchio, il piccolo e tenero agnello da latte, il piatto principe.
La semplicità si manifesta anche nei primi, con piatti come le fettuccine e i bucatini all’amatriciana, nati nella campagna e realizzati con guanciale, olio di oliva e pomodoro fresco.
Originali alternative al più scontato abbacchio, arrivano dalla fantasia degli abitanti del Testaccio, quartiere romano dove è sorto il mattatoio: dagli scarti della macellazione sono infatti nate preparazioni quali i rigatoni con la ‘pajata’ (budellini di vitello) e la coda alla vaccinara.
Altro grande protagonista della cucina della regione è il carciofo, anzi la ‘mammola’, cucinato alla giudea, da un’antica ricetta del ghetto romano.
Una menzione meritano anche la cucina a base di pesce, tipica delle zone litoranee, i tartufi neri provenienti da Amatrice, Tirelle e Colle Magno, e i celeberrimi pecorino e ricotta romani, nonché il famoso ‘vino dei castelli’, nella zona dei Colli Albani. |
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